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Distretto Diffuso del Commercio Alta Val Tidone

Il Distretto del Commercio Alta Val Tidone parte dalla volontà della Comunità Montana Oltrepò Pavese come soggetto Capofila e di quattro Comuni, Romagnese, Zavattarello, Ruino e ValVerde, di rafforzare le dinamiche di sviluppo locale integrato, già in atto, all’interno di uno strumento condiviso, in grado, per obiettivi, strategie e struttura organizzativa di armonizzarsi e integrarsi con gli altri comparti produttivi.
Nel Distretto si individua l’opportunità per promuovere l’innovazione organizzativa e di processo tra gli operatori commerciali collocati nelle specifiche polarità commerciali montane e l’adozione e il coinvolgimento in una visione comune e di progetto delle Associazioni di categoria, degli Enti Locali, della Camera di Commercio e di tutti gli attori del territorio, formali e non, fino al singolo cittadino utente.

Il Distretto del Commercio Alta Val Tidone presenta alcune peculiarità importanti che lo determinano in quanto tale e ne specificano il percorso di sviluppo già individuato.

Marginalità dell’area

Il nome del Distretto Alta Val Tidone individua un bacino geografico omogeneo incuneato tra la Valle Staffora e il confine a sud montuoso con la Regione Emilia, un area caratterizzata da una forte marginalità rispetto alle via di comunicazione, ai poli produttivi, a nuclei erogatori di servizi.
Lo sforzo delle Amministrazioni è quindi costantemente teso a mantenere in equilibrio il territorio, a non farlo arretrare, cercando nelle sue vocazioni un punto di forza per mantenere l’occupazione e quindi rendere sostenibili tutte le funzioni sociali indispensabili.

La rete degli esercizi commerciali riveste quindi due funzioni strategiche:
il presidio sociale e relazione
la creazione di un valore aggiunto in grado di incrementare e significare l’attrattività turistica.

Vocazione dell’area

Ambiente e cultura rappresentano i fattori determinanti e qualificanti che connotano l’area e, grazie ad un turismo di qualità, riescono a metterla in dinamica.
Un ambiente incontaminato che alterna paesaggi agrari “antichi” a boschi e praterie, comprese e aree protette di notevole valore scientifico, in cui le testimonianze antiche e recenti della cultura e della storia contribuiscono a determinarne l’unicità.
Un territorio narrante, in grado di sorprendere e affascinare, un territorio che viene narrato da eventi culturali, da feste, musei, prodotti tipici e dai suoi abitanti, testimoni e narratori insieme.
L’aspetto culturale è diventato, grazie alle Amministrazioni locali, alla Comunità Montana, al Gal e dalla collaborazione con soggetti culturali e Università, un fattore di sviluppo estremamente significativo, tanto che si sta lavorando per creare un Distretto Culturale delle Terre Alte, in grado di presidiare e insieme valorizzare economicamente questo importante patrimonio materiale immateriale che dimostra il valore che l’Appennino ha sempre rivestito.
La presenza diffusa di esercizi commerciali di qualità è l’elemento che dà e riceve valore, in quanto intercetta la presenza dei turisti e insieme risponde alla loro richiesta di servizi e prodotti.

Integrazione funzionale

Il ruolo della Comunità Montana come capofila testimonia l’evoluzione in atto a livello di governance, una evoluzione che intende rispondere alle esigenze del territorio ed alle indicazioni regionali, che indicano nelle aggregazioni funzionali lo strumento per superare molte difficoltà ed avviare processi di sviluppo sostenibili e persistenti.
Negli ultimi due anni il territorio ha affrontato importanti cambiamenti, che hanno determinato anche la scelta di configurare il presente Distretto.
La Comunità Montana è stata riportata ai suoi confini storici ed ora con i suoi 19 comuni si configura come un soggetto operativo snello, che coinvolge un territorio molto omogeneo sia geograficamente che sotto l’aspetto socio-economico, in grado di interagire con le dinamiche locali in modo diretto e nel contempo di rapportarsi con Regione e Provincia.

L’immediato passaggio operativo è stato di riconsiderare la Comunità Montana come Unione di comuni e quindi costruire un percorso di gestione Associata dei Servizi, finalizzato alla ottimizzazione e sostenibilità dei medesimi, percorso che è ha già ottenuto il riconoscimento da Regione Lombardia.

La dimensione associativa, gradualmente, ricomprenderà i diversi piani funzionali ed operativi nei diversi comparti turismo, infrastrutture, servizi sociali, e quindi anche commercio.

La Comunità Montana si pone come polo ordinatore, in grado di ricomprendere esigenze diverse e complementari all’interno delle sue attribuzioni legislative; una Comunità Montana che ha recepito le indicazioni di Governo, ristudiando la sua formulazione operativa, per rimanere funzionale allo sviluppo del territorio e rafforzare il lavoro di messa a sistema di tutte le opportunità.

In tal senso la presenza della Comunità Montana come capofila è stata individuata come fattore di coordinamento, stabilità e persistenza delle attività.

Inoltre la nuova dimensione della Comunità Montana consentirà gradualmente di ri-comprendere anche il Distretto già riconosciuto, creando un sistema commerciale organico ed efficiente, ridefinito sui confini strategici del territorio.

I Principi ordinatori

Nell’impostare il processo di formazione del Distretto, a partire dagli elaborati di carattere analitico fino alle strategie di Piano e ai meccanismi procedurali per la sua gestione e attuazione, si è fatto riferimento a dei principi ordinatori, che costituiscono elementi per la formazione di giudizi e valutazioni, per la gerarchizzazione dei problemi, per la creazione di una efficace architettura di relazioni, responsabilità e livelli di operatività tra i soggetti interessati nella definizione e nella attuazione del Distretto.

Il principio di sussidiarietà

Il principio di sussidiarietà muove da obiettivi di carattere generale che privilegiano l’efficacia della decisione e dell’azione amministrativa ed implica un modello di relazioni interistituzionali prive di sovrapposizioni, che tende all’attribuzione delle funzioni amministrative al livello in grado di assicurarne l’ottimale gestione, a favore di una logica del ruolo in funzione dell’obiettivo.
La sua applicazione comporta:

  • il coinvolgimento degli enti territorialmente e funzionalmente più interessati e vicini nella gestione del problema
  • l’immediata individuazione dei soggetti coinvolti, in base all’oggetto delle politiche e delle azioni
  • la scelta di adeguate ed efficaci configurazioni organizzative, attraverso l’utilizzo del criterio dell’adeguatezza organizzatoria nella differenze delle competenze.

Il principio del coordinamento interno

Secondo questo principio, il Distretto sia nei suoi apparati documentativi che nelle sue articolazioni propositive rappresenterà il momento fondamentale di coordinamento e gestione delle politiche del commercio.
Economia e ottimizzazione delle strutture e delle risorse, circolazione del patrimonio conoscitivo, formazione di un sistema informativo territoriale, rappresentano alcune delle condizioni atte a definire il profilo di una azione e gestione integrata e coordinata delle politiche che prevedono effetti localizzati sul territorio.

Al di là delle sinergie di carattere organizzativo, la mutua interdipendenza ed il reciproco arricchimento tra obiettivi di tipo settoriale e politiche territoriali e ambientali di carattere generale, rappresentano la chiave di volta per un rafforzamento complessivo del Distretto e del ruolo dei soggetti componenti, sia dal vista dell’efficacia e della qualità delle scelte, che dal punto di vista dell’autorevolezza delle politiche.

Il principio della concertazione / concentrazione

La Comunità Montana soggetto attuatore del Piano di Sviluppo Socio-Economico, i comuni ad essa appartenenti, ed i soggetti privati partecipanti al programma, preso atto dell’importanza e della strategicità del metodo della concertazione e del principio della concentrazione quale fattore di sviluppo e di ottimizzazione delle risorse, consapevoli che la dispersione, la frammentazione e la mancanza di una logica di sistema territoriale possono tramutarsi in potenziali vincoli per la crescita e lo sviluppo di un territorio, hanno sottoscritto l’Accordo di Distretto per un miglior accesso allo possibilità di crescita e sviluppo. L’obbiettivo perseguito dalla Comunità Montana e dagli altri soggetti aderenti al Distretto, oltre ad avere come finalità quella di superere ogni traccia di localismo, ha come scopo quello di permettere alle singole aree di implementare nuove forme di sistemi locali di sviluppo. L’atteggiamento assunto denota una maggiore responsabilizzazione delle Amministrazioni coinvolte, orientate a superare la vecchia logica localistica per intraprendere una nuova filosofia di sviluppo integrato in grado di fare sistema con altre aree limitrofe, caratterizzate dalle le stesse problematiche e dagli stessi limiti strutturali.
Nella programmazione dello sviluppo territoriale occorre porre a premessa una grande trasformazione in corso: la competizione oggi è più giocata fra “sistemi a rete” organizzati in forma variabile e flessibile. Di conseguenza, la competizione diventa la diversa capacità dei sistemi locali di combinare e organizzare le opportunità economiche, le risorse e gli attori in vista del posizionamento più vantaggioso nei processi di riorganizzazione territoriale che si dispiegano su scala internazionale.
Data questa premessa, la competitività dei sistemi regionali e locali può essere fatta dipendere da tre ordini di fattori:

  • l’apertura internazionale delle economie regionali, con le connesse capacità di facilitare la mobilità di operatori e capitali e di abbassare i costi di transazione con gli altri sistemi,
  • il ridisegno dei rapporti pubblico-privato attraverso la creazione di mix istituzionali di governo territoriale,
  • una “strutturazione ambientale” elevata, come capacità di “miscelare” le risorse locali e regionali di ambiente (economiche, sociali, culturali).

A risultarne modificata in profondità è la concezione – e poi la pratica – di società locale. La dimensione locale si ridefinisce in rapporto alla globalizzazione dell’economia e della società locale. Lo spazio, separandosi dal luogo fisico, diventa oggetto di elaborazione e di progettazione da parte di soggetti non più vincolati ad uno spazio in qualche misura “dato”. Le reti che prima univano soggetti accomunati dalla condivisione di un luogo, di un lavoro, di una mentalità non vengono meno, ma si “aprono” in direzione di riferimenti sovralocali, tendenzialmente globali. E in questa apertura perdono la loro ascrittività per diventare “progetto”, costruzione sociale in cui la libera scelta (ed il rischio) dei soggetti assume un peso maggiore che in passato.
Il territorio, in tutta la molteplicità delle sue dimensioni, entra a pieno titolo, anche nella comune consapevolezza dei diversi attori a connotare i caratteri dello sviluppo economico come complesso di fattori di cui ricercare la migliore combinazione per conseguire incrementi nella crescita del livello di benessere. I processi di globalizzazione di più recente formazione non hanno fatto venir meno questi presupposti. Al contrario, proiettando le società locali in una dimensione planetaria, hanno paradossalmente conferito ai fattori territoriali una nuova centralità, risultato di fenomeni di delocalizzazione che spesso si traducono nel recupero di aspetti peculiari ad un determinato territorio e nella ricerca di nuove relazioni territoriali su base allargata.
La capacità di una società locale di costruire momenti di cooperazione tra i soggetti appare sempre più come il fattore decisivo per innescare tali dinamiche. Ciò significa ipotizzare l’esistenza di un “valore aggiunto” della coalizione, che consiste in un risultato superiore alla somma delle singole capacità degli attori che entrano in gioco. Posto che per la soluzione di un numero crescente di problemi sociali il contributo di un solo attore si rivela insufficiente, la ricerca di partnership costituisce una risorsa di valore crescente nell’ambito di un approccio di problem solving territoriale. In secondo luogo, il valore di questi meccanismi associativi è in certa misura indipendente anche dal risultato e risiede nell’apprendimento da parte degli attori di un habitus che li porti a considerare in ogni caso vantaggioso il ricorso alla cooperazione. Il valore aggiunto della coalizione è cioè dato anche dall’acquisizione di uno stile d’azione – oltre che dal raggiungimento di risultati che altrimenti non sarebbe possibile ottenere – cioè risiede nelle stesse procedure di cooperazione e nelle attitudini sociali che esse sedimentano nei comportamenti pratici dei diversi attori. L’abitudine a replicare questo stile ogni volta si presento l’occasione è già un risultato di questo modo di procedere.

Il sistema del Distretto sarà in grado di realizzare un processo anche di concentrazione delle risorse umane ed economiche, mettendo in rete progetti, competenze, iniziative, esperienze ed evitando quella sovrapposizione o peggio “non dialogo” tra iniziative e soggetti insostenibile soprattutto in un’area montana.

In questa logica, l’Accordo di Distretto è stato sottoscritto dalle parti sociali, pubbliche e private operanti sul territorio a testimonianza della volontà di tutti i soggetti ad essere attori e partecipi in prima persona dello sviluppo e del rilancio del proprio territorio. Il dialogo voluto dalla Comunità Montana con tutti le parti sociali (pubbliche e private) denota inoltre la volontà di concertare insieme per il raggiungimento di un unico fine: una maggiore qualità delle vita per tutti ed in particolare per le future generazioni.
Il sistema delle risorse umane e territoriali proprie di questo comprensorio presenta i presupposti per elaborare un progetto unico, articolato in modo omogeneo e complementare su tutta l’area.
L’unicità del programma, inoltre, può rappresentare un momento di concertazione e condivisione degli obiettivi e degli strumenti, quale percorso di crescita non solo economica e sociale, ma personale di tutti coloro che sono chiamati ad affrontare quotidianamente i temi dello sviluppo in termini di risposte concrete e globali verso i propri cittadini.

Distretto come sinergia tra soggetti pubblici e privati

Si evidenzia che il territorio ha risposto in modo decisamente positivo, in quanto sono state raccolte 40 manifestazioni di interesse di privati, di cui 35 ammissibili.
Praticamente la quasi totalità degli esercizi commerciali presenti ha risposto positivamente.

A fronte di questa risposta così significativa, che dimostra la volontà del sistema imprenditoriale di lavorare insieme e investire e quindi la possibilità di costruire un prodotto territoriale di qualità, gli Amministratori, comprendendone tutta la portata, hanno di comune accordo deciso di dare il massimo sostegno agli investimenti privati e di portare avanti gli investimenti di propria competenza senza avvalersi del contributo pubblico, mettendo a disposizione degli imprenditori privati maggiori opportunità.

Questa scelta viene resa sostenibile dalla presenza della Comunità Montana, quale ente sovraordinato che identifica il Distretto come ambito ottimale delle proprie scelte e dei futuri investimenti. La Comunità Montana potrà infatti, sulla base di una programmazione comune, attivare ulteriori progetti, anche di concerto con Regione Lombardia, con la Camera di Commercio ed altri soggetti, per supportare gli interventi dei soggetti pubblici.

Le esigenze espresse dal Distretto rientreranno a pieno titolo nella pianificazione dell’Ente montano e quindi anche nelle sue strategie di finanziamento.

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